Eluana molto grave. Il medico: l'emorragia si è fermata, potrebbe riprendersi
Dei 6.113 giorni da quando Eluana Englaro si trova in stato vegetativo, per il padre Beppino oggi è stato probabilmente uno dei giorni più difficili. "Se questo non è un inferno...", ha detto in serata, dopo aver visitato per due volte la figlia ricoverata alla casa du cura 'Beato Luigi Talamoni' a Lecco. "Sono stato avvertito stamane che la situazione era grave", ha detto Beppino Englaro, spiegando che in ospedale è stata trovata "un'alleanza terapeutica", riferendosi alla decisione comune con il personale medico di non procedere a trasfusioni. Poi, nel corso del pomeriggio, la grave emorragia si è arrestata e la situazione rimane stazionaria. Il padre di Eluana ha ricordato che "questa vicenda dura da 6.113 giorni, ovvero da 16 anni, otto mesi e 23 giorni. Se questo non è un inferno...".
L'emorragia si è arrestata
L'emorragia interna si è arrestata. "Qualora l'emorragia si arrestasse, come sembra essere accaduto nel pomeriggio, potrebbe riprendersi", ha spiegato il medico neurologo Carlo Alberto Defanti all'uscita dalla clinica, e ha detto che "per la prima volta c'è stato un accordo tra la famiglia, me stesso e la clinica a non adottare misure salvavita". "Misure che potevano essere utile in una condizione normale, ma non in questa".
Medici e padre d'accordo, nessuna trasfusione
"Siamo in una fase critica. Aspettiamo solo il progredire della situazione". Così l'avvocato Franca Alessio, curatrice speciale di Eluana Englaro, definisce l'evolversi della sue condizioni. L'avvocato Alessio ha lasciato la casa di cura Beato Luigi Talamoni di Lecco nel primo pomeriggio. "E' stato concordato di non fare trasfusioni - ha detto. E non c'è stato un rifiuto da parte del padre".
Una battaglia giudiziaria iniziata nel 1997
Eluana Englaro si trova in stato vegetativo dal gennaio 1992 per le gravi ferite subite in un incidente stradale e per la quale è in corso una battaglia giudiziaria per poter eseguire l'ordinanza della Corte d'Appello di Milano, che il 9 luglio scorso ha autorizzato l'interruzione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale.
Dal 1997 il padre Beppino diventa il suo tutore e comincia la lotta nei tribunali per essere autorizzato a sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiale alla figlia. La prima sentenza e' del Tribunale di Lecco che nel 1999 respinge la richiesta di fermare l'alimentazione.
Nel 2003, l'istanza viene ripresentata e di nuovo respinta dal Tribunale di Lecco prima e dalla Corte d'Appello di Milano poi. Stesso copione nel 2006. Nell'aprile del 2005 anche la Cassazione boccia il ricorso di Beppino, ma il 16 ottobre del 2007 sempre la Suprema Corte rinvia la 'palla' alla Corte d'Appello di Milano, sostenendo che il giudice può, su istanza del tutore, autorizzare la sospensione in presenza di due circostanze: la condizione di stato vegetativo permanente irreversibile e l'accertamento, sulla base di elementi del vissuto del paziente, che questi, se cosciente, non avrebbe prestato il suo consenso alla prosecuzione delle cure. Circostanza sempre ribadita dallo stesso padre e da conoscenti che avevano sentito Eluana dire
"Io così non vorrei vivere", quando un amico, sempre per un incidente stradale, entrò in coma. Il 9 luglio i giudici milanesi riconoscono la sussistenza di entrambe le condizioni e accolgono la richiesta di Beppino. Il primo agosto, però, la Procura Generala ricorre in Cassazione contro questo verdetto e, a settembre, chiede la sospensione dell'esecutività della sentenza.
Il 3 settembre scorso, la Regione Lombardia, rispondendo a una lettera di diffida del papà di Eluana, afferma che il personale sanitario lombardo non può sospendere i trattamenti sanitari che tengono in vita la paziente.
Tratto da "RAINEWS24" 11/10/08
